domenica 30 novembre 2008

Indiepop, mon amour! (pt. 7)

Oggi "Frigopop mon amour" parlerà dell'eredità lasciata alla musica (indie)pop francese da Françoise Hardy e più in generale dallo Yéyé e dalle sue lolite.
Senza Françoise Hardy e le lolite yéyé il pop francese, e non solo francese, sarebbe diverso. Basti pensare al successo spropositato delle loro canzoni al di là dei confini transalpini e alle innumerevoli traduzioni dei loro maggiori successi in italiano, inglese o spagnolo.
Il movimento Yéyé, venuto alla luce a Parigi nel 1962, nasce sulla scia della rivoluzione rock'n roll anglo-americana e si contraddistingue per degli elementi peculiari: 1) E' un movimento musicale quasi per intero al femminile; 2) E' un movimento innanzitutto francese e europeo "latino" (che dalla Francia si propaga repentinamente anche in Italia e Spagna).
Le cantanti yéyé sono giovani, molte volte giovanissime, carine e dall'aria innocente. Cantano temi romantici legati al disagio adolescenziale, ai primi amori e alle sofferenze e alle gioie dell'Amore. Le loro voci sono sottili, timide, a volte quasi incerte. Musicalmente piuttosto "maleducate" (pensate alla stonatissima Brigitte Bardot) ma proprio per questo sincere e in grado di arrivare dritte al cuore dell'ascoltatore.
Oltre alla grandissima Françoise Hardy sono assolutamente da ricordare France Gall, Sylvie Vartan, Claire Lepage, Marie Laforet e Jacqueline Taïeb.

E quali sono le nuove lolite francesi dei nostri giorni? Beh come non pensare alla sottovalutata Coralie Clément, sorella di Benjamin Biolay, o all'elegante Emilie Simon. O anche in fin dei conti alla detestatissima Alizée (non storcete il naso perché i suoi autori e produttori sapevano bene il fatto loro). Ma anche ai Nouvelle Vague e in qualche misura a Laetitia Sadier (Stereolab e Monade).

Ma, a mio avviso, menzione speciale va fatta per Emily Loizeau e Barbara Carlotti. E di loro parleremo oggi.

Emily Loizeau: Giovane parigina di madre inglese, nipote d'arte (sua nonna era una nota attrice britannica), con studi di musica classica ed esperienze di teatro alle spalle, scrive canzoni che riportano alla mente i gloriosi anni '60 e le sue chanteuses-lolite (Jane Birkin e Brigitte Bardot) ma anche il folk sghembo di Nico e Françoiz Breut. Bella e brava.
Album consigliato: L'autre bout du mond (Fargo/Wagram 2006)

> Emily Loizeau - L'autre bout du monde (video)

Barbara Carlotti: Musa emergente della “nouvelle chanson française”. Proveniente dalla regione parigina, studi di canto classico, passione per l’indie-folk e il pop orchestrale francese degli anni ’60. Le sue canzoni sixties-pop malinconiche e un po’ decadenti e la sua vocina francese timida ma intonata hanno incantato persino la 4AD storica etichetta indie britannica che l’ha inserita nel suo mitico “roster” (Lush, Breeders, Pixies e Blonde Redhead). Da qui concerti in tutta la Francia ma anche a New York, Montréal e Londra. Adorabile.
Album consigliato: Les lys brisés (Microbe/4AD/Beggars 2006)

> Barbara Carlotti - Cannes (video)

sabato 29 novembre 2008

Intervista a Beatrice Antolini

È un pomeriggio di metà ottobre quando incontro Beatrice Antolini qualche giorno dopo la buona e promettente esibizione fatta alla presentazione del suo ultimo lavoro, A due, al Covo Club di Bologna. Ecco qui di seguito la nostra chiacchierata, all’aperto ma davanti a provvidenziale un caffè caldo!

Prima di tutto: cos’è cambiato da A due a Big Saloon?
Il disco appena uscito è fatto sicuramente meglio: c’è stata più organizzazione sia in fase di registrazione che in fase di missaggio. Il percorso è stato senza dubbio più sereno!
Dove nasce il titolo A due?
Prima cosa: è il mio secondo disco, quindi due. Però soltanto due mi sembrava un po’ riduttivo, allora ho pensato a due, in inglese, ossia necessità, qualcosa di dovuto dagli altri a te. Ma due doveva avere qualcosa davanti, secondo me, allora ho messo A, che è anche l’iniziale del mio cognome. Due è anche la seconda lettera dell’alfabeto, quindi B, l’iniziale del mio nome; poi la a due che è la seconda ottava del pianoforte che uso tantissimo; ancora in due abbiamo registrato il disco.
Il disco parte piano e diventa sempre più ‘isterico’...
Sì, diciamo che a metà disco c’è un momento molto ritmico. Questo album descrive sempre di più due facce della stessa medaglia, una mia ambivalenza quella delle cose che mi piacciono.
Le tue tracce preferite di A due.
Sicuramente A New Room For A Quiet Life, perchè rappresenta un passaggio da com’ero in un certo periodo a come sono ora.
Anche lo stesso titolo della canzone ti rappresenta, giusto?
Sì è ironico: ho scritto questo pezzo quando ho cambiato casa e sono passata dalla famosa camera dalle pareti azzurre di Big Saloon a un altro posto sperduto nel mondo (vicino Ferrara) in cui non c’entravo niente e non sapevo neanche perché c’ero capitata… infatti è durata poco! Una tristezza micidiale. Per scrivere questa traccia ci ho messo un anno e mezzo.
Di solito quanto ci metti?
Completo tutto subito! Scrivo i pezzi di getto. Qui invece non riuscivo a sviluppare una strofa che mi convincesse… e alla fine è arrivata quella funk-dub che c’è ora.
Abbiamo sentito che ora ti concentri molto anche sui testi… Per te, è più difficile scrivere la musica o le parole?
Per me anche i testi sono una questione di suoni. Ascolta i Talking Heads: in Fear of Music c’è un brano, I Zimbra, che è una poesia di un dadaista che non dice assolutamente niente e David Byrne recita come un matto delle cose senza senso ma riesce a farle diventare uno dei loro capolavori. Oppure, dico sempre: pensate a Michelle dei Beatles… sono parole che stanno bene insieme! È una presa per il culo, non so se qualcuno se ne è accorto, ma è uno dei pezzi più importanti dei Beatles. Chissenefrega: le parole sono anche assonanze, in certi casi!
La scelta dell’inglese rispetto all’italiano è quindi motivata dalle assonanze?
Sì, l’italiano è chiuso, chiude; e non mi piace.
Qualcuno ti ha mai chiesto di fare qualcosa in italiano?
Me l’hanno già chiesto, ci ho pensato. Mi rimane difficile ma non lo escludo.
Com’è avvenuta la scelta dei componenti del gruppo con cui suoni adesso live?
Col chitarrista, Federico Fantuz, ci suono da tre anni e mezzo: è rimasto sempre lo stesso.Anche il bassista (Francesco Candura) lo conosco da tanti anni perché suonava coi Jennifer Gentle; l’ho sempre ammirato tantissimo ed ho sempre sognato di suonare con lui. Adesso, Francesco – per altri motivi – non suona più con i Jennifer Gentle e gli ho chiesto in maniera discreta di suonare con me. Poteva dirmi no, invece ha accettato anche se non so se sarà per sempre. Il batterista, Enzo Cimino, l’avevo sentito suonare sia coi Mariposa che in sala prove: mi aveva colpito per precisione, forza nell’usare lo strumento. Anche con lui mi sono trovata molto bene.
La soddisfazione più grande che hai avuto finora per quanto riguarda i tuoi ascoltatori.
Sono diverse… Quando vedi, però, un nonnetto di settant’anni che ti viene a fare i complimenti ti rendi conto di non avere un pubblico ideale ma molto ben assortito: un anziano ha molto probabilmente ascoltato musica bella e importante per tutta la vita, diversamente dalla nostra generazione che è molto facile si sia limitata all’ascolto di alcuni decenni soltanto.
Cosa c’è nel tuo frigo?
D’abitudine ci sono sempre il formaggio e le olive: senza di loro non vivo! Oggi c’è anche della verdura perché col freddo bisogna mangiarla…

venerdì 28 novembre 2008

Rettifica dell'ultimo minuto



Purtroppo, Intweetion ha avuto un brutto incidente. Niente di troppo grave, ma neanche una passeggiata: staserà dovrà riposare. Siamo tutti vicini a Massi, gli auguriamo dal cuore che si rimetta presto.
Se vorrai venire a un prossimo Frigopop!Party a mettere i dischi, sai che sei il benvenuto.

Ad ogni modo, abbiamo pensato anche a voi, perché mica possiamo lasciarmi senza dj...
Al posto di Massi verrà quindi... Supermarket!
Siamo sicuri che ci farà divertire.

Facciamo una bella ricapitolazione a punti, che non fa mai male:

Insomma, direi che vale la pena fare un salto al Mads stasera, no?

giovedì 27 novembre 2008

Ultima Chiamata FRIGOPOP!PARTY


RAGAZZI!

Domani è il grande giorno e vi vogliamo carichissimi a ballare con noi.
Vi ricordiamo che suoneranno le carinissime Mange-Tout e a seguire i Superpartner; il dj set di A Roma non si balla invece sarà questa volta affidato al caro Intweetion.
C'è anche da dire che ci sarà una bellissima mostra fotografica. Lei si chiama Di P'anna ed è la talentuosa ragazza che ha un vizietto per le band indiepop (la foto dei Superpartner qui sopra è sua: non è bellissima?)
Ci saranno anche un sacco di gadgets firmati Frigopop! e altri banchetti da spulciare con calma.

Come l'altra volta poi abbiamo uno special secret guest.

Vediamo se indovinate:
si chiama F****ico F***ani
la sua band si chiama Di*****ma
e suonerà un po' con i Superpartner

:)

Vi ho detto già troppo!

a domani!

Una notte con i Beach House

I Beach House ci piacciono davvero troppo. Così, dopo il loro strabiliante concerto al Circolo Degli Artisti abbiamo aspettato e li abbiamo rapiti (ok, in realtà ce l'hanno chiesto loro) per un giro alcoolico distruttivo a S. Lorenzo, non lontano da dove si tiene sempre il nostro Party.
Citerei Bugo e direi che è stata una serata con nutellate di deliri durante la quale i due di Baltimora accompagnati dalla compare Jana Hunter ci hanno raccontato un sacco di cose. Abbiamo parlato di città (Barcellona è super e ci si diverte a manetta, Lisbona anche, i francesi sono un po' troppo intellettuali e mosci, Berlino è figa ma non il resto della Germania, odiano invece l'Inghilterra con tutto il cuore; Baltimora è minuscola e ci sono tre locali, ma l'America è meglio dell'Europa perchè loro "vedono un futuro" e noi no), abbiamo parlato di come si siano stupiti dell'età media di gente al Circolo (pochi ragazzi-ni-), di come Pitchfork stronchi un sacco di buone band dei loro amici (ma intanto il loro disco ha avuto una recensione positiva), di come abbiano cominciato a suonare (semplicemente hanno cominciato a suonare ed era già tutto perfetto), delle origini francesi di Victoria (che parla in inglese ma dice di pensare in francese) e poi non so cos'altro perché eravamo tutti troppo bourrés, ubriachi fradici per per ricordare qualcosa.

(diapositiva)



Ecco. Tra di noi c'era chi esibiva una spilletta con scritto "I SENTIMENTI NON ESISTE". Poi Victoria si è messa a parlare a lungo con un pakistano che vendeva le rose perché dopotutto anche lei era sola e disperata e non la amava nessuno e quindi voleva vendere le rose con lui. Poi ha fatto pipì dietro un cassonetto mentre una di frigo faceva da palo.
Ho imparato che è un classico in America bere whiskey e scolarsi subito dopo pinte e pinte di birra, loro hanno imparato che a Roma è un classico la bomba con la crema.
Dopo abbiamo fatto una sorta di cerchio abbracciandoci e abbiamo detto tutti cosa volevamo da quella serata:

- Provare tutte le droghe di Roma
- Passare una bella serata e poi fare sesso
- Fare sesso
- Divertirsi coi Beach House
- Andare a letto
- Provare sensazioni cosmiche ed esplosioni interstellari

A voi associare le affermazioni alle facce.
Vabé, insomma il passo dal Juan Basement a via dei Sabelli è stato brevissimo.

AH!

Dimenticavo.

Nel loro frigo c'è lo yoghurt con i cereali e altre robe vitaminiche americane.
In quello di Victoria non c'è niente perché non torna a casa da tempo immemore.

> Beach House - Gila

mercoledì 26 novembre 2008

Riceviamo e subito pubblichiamo

Vorremmo pubblicare una mail arrivataci da una nostra lettrice, perché ecco, anche se estremamente coquette (per non dire idiota) il nostro videocast ha smosso gli animi :)

Emptysun ci scrive:

Comunque la vostra top-ten mi ha creato un altro vuoto esistenziale, ovvero ha risvegliato la consapevolezza che tutti i miei sex symbols ormai hanno (almeno) il doppio dei miei anni e la decadenza la sentono eccome, sniff sniff.

Mi chiedo come sia possibile che io sia rimasta solo a:


Blixa Bargeld





Tom Verlaine proprio nella versione pedofilia





David Sylvian post-pedofilia, ma già narciso





(Beh più due puntatine due a Morrissey-epoca-Smiths e Paul West. dei Replacements eh...)

Mannaggia.

E non solo.
L'unico interessante e recente che ho trovato è il belloccio degli Efterklang (basso-destra-magliaverde).





Ma dopo debite riflessioni mi sa che lo scelgo solo perchè mi pare la versione più Umana di David Tibet.

(...)

Ehm, ehm, detto questo presenzierò di sicurò al SuperFrigoParty di venerdì, così brucio grassi e per una volta la smetto coi limoni.

Fate come lei.

Pronti al peggio con gli Ex-Otago


Per chi si fosse perso la news, è nata Pronti Al Peggio, la nuova webtv musicale ideata da Andrea Girolami e realizzata da I Ragazzi della Prateria (e proudly powered by Vitaminic.it).
Se date un'occhiata al sito trovate un sacco di cose interessanti e cosa ancor più importante, veramente ben fatte.
Questa settimana si inaugura la rubrica Fossi Figo, ovvero: cosa fanno le band quando scendono dal palco?
Andrea ha incontrato Simone degli Ex-Otago, che quando non è a far casino con Balera e Pernazza sui palchi di tutta Italia, guida gli autobus per le stradine di montagna.

> Pronti al Peggio con gli Ex-Otago (vivamente consigliato!)
> Ex-Otago - Amato The Greengrocer

domenica 23 novembre 2008

FRIGOPOP! PARTY




E' successo una volta, deve succedere ancora.
Dalle nostre camerette, dal nostro salotto vintage al Mads per goderci una serata all'insegna del divertimento!
Sul palco le gonne delle Mange-Tout e il pink pop dei Superpartner.
E chissà che non riusciamo a organizzarvi anche per questa volta una bella sorpresa con tanto di special guest... Tutto intorno poi ci saranno le delicatissime foto di Di P'anna.
Ma - come si diceva una tempo - non finisce qui! Questa volta durante il nostro djset "A Roma Non Si Balla" ci farà scatenare Intweetion.

Vi aspettiamo alle 22.30!

giovedì 20 novembre 2008

Frigo(pop!)cast #1: Belli e bravi, bravi e belli!

Ve l'avevamo annunciata con questo e, adesso, ecco a voi... la prima puntata del frigo(pop!)cast.

Si parla di ragazze ma, soprattutto, di ragazzi! Cos'altro ci si poteva aspettare da delle ciliegine come noi?
Solo roba genuina: tante chiacchiere, un divano vintage e nessuna voglia di prendersi sul serio.



Video realizzato da Tom




Indiepop, mon amour! (pt. 6)

Oggi "Indiepop, mon amour" parlerà dell'enorme influenza che ha avuto la musica popolare francese e la chanson française su molti artisti che appartengono alla scena indipendente transalpina.
Ci riferiamo, quindi, da un lato alla musica popolare francese nelle sue diverse espressioni regionali (musique bretonne e valse musette su tutte) e dall'altro alla canzone francese degli anni '50 (Georges Brassens, Jacques Brel, Boris Vian, Léo Ferré e Henri Salvador), degli anni '40 (Charles Trenet) e addirittura '30 (Jean Sablon) che ha saputo coniugare musica tradizionale d'oltralpe e musica jazz e swing d'oltreoceano.

Quali sono gli artisti francesi della scena indipendente che hanno maggiormente subito l'influenza della musica popolare francese? Beh, come non pensare all'immenso Yann Tiersen, che ha attinto in maniera sublime alla musica popolare della natìa Bretagna e alle comptine (ovvero le musiche per bambini). O anche al compositore Réné Aubry, autore di una reprise deliziosa di "Le vent" di Brassens . Oppure a Thomas Ferzen, a Bastien Lallemant (fresco di nuovo album) e al franco-canadese Pierre Lapointe, tutti e tre interpreti di una chanson française dalle raffinate influenze swing e bossa. O in ultimo a Dominique A, di cui abbiamo già parlato in questa rubrica, in fin dei conti uno chansonnier dell'epoca contemporanea.

Però oggi ci concentreremo sul duo femminile Mansfield TYA e sui Les Ogres de Barback.

Mansfield TYA: Duo di Nantes nato nel 2002 composto da Julia Lanoë (voce, chitarra e piano), con alle spalle studi all'Accademia delle Belle Arti e Carla Pallone (violino, piano, harmonium e voce), studentessa di musicologia. La loro musica è originale e fortemente ibrida, a cavallo tra la musica popolare bretone (con un approccio molto à la Yann Tiersen) e lo sperimentalismo pop di casa Cocorosie, tra la musica classica "bachiana" e l'indie-folk straziante à la Cat Power. Cantano sia in francese che in inglese. Il loro nuovo e attesissimo album uscirà a gennaio 2009.
Album Consigliato: June (Téona/Wagram 2005)

> Mansfield TYA: Pour oublier je dors (video)


Les Ogres de Barback: Orchestrina/gruppo nato nel 1994 e composto da quattro fratelli (Fred, Sam, Alice e Mathilde) tutti multistrumentisti . Molto conosciuto in Francia. Coniugano alla perfezione la musica popolare francese, la chanson à texte di Brassens e la pachanka di stampo Mano Negra. In alcune occasioni si fanno vivi degli echi balcanici degni delle colonne sonore del miglior Kusturika. Con i La Rue Kétanou, i Les Hurlements de Léo e i Debout sur le Zinc rappresentano quel lato indie di matrice fanfare (musica bandistica e da orchestrina circense) che in Francia ha un successo spropositato.
Album Consigliato: Irfan, le Héros (Leso 1999)

> Les Ogres de Barback: Conts, vents & marées (video)

mercoledì 19 novembre 2008

E se non è indiepop questo

Animaletti, flauti dolci di plastica riesumati dalla prima media, glockenspiel a tutti spiano, giocattolini.

Ecco a voi Little My - Sellotape my hands



Magari un po' stucchevole, certo, ma per iniziare un mercoledì mattina è fantastico!

martedì 18 novembre 2008

Finalmente! Indurain, Little Joy e Comet Gain


Ah che meraviglia tornare nel mondo multimediale. Gli Indurain hanno messo sul myspace un nuovo brano, grazioso e potenzialmente dancefloor (proposta per un nuovo tag: "popfloor"). Da ascoltare. I Little Joy - ne parla Enzo Polaroid sulle pagine di Vitaminic - sono un trio sorprendente (ci suona il batterista degli Strokes); non capita spesso di pensare a una band come un mash-up tra Jobim, Sarah Records e pop lo-fi. E sono della Rough Trade, mica ca**i. E infine una domanda: avete ascoltato il "nuovo" dei Comet Gain? Venti pezzi - tra inediti e non - che alla fine della giostra sembrano davvero troppi.

sabato 15 novembre 2008

Sky Larkin + Lovvers + Los Campesinos! Live @ Piper Club, Roma



Del perché é stato il concerto dell'anno.

E' stato un piccolo miracolo. Nonostante gli organizzatori avessero fatto di tutto per mandare a monte uno dei concerti più fighi della stagione (20 euro di ingresso (!), inizio concerti annunciato per le 19.30, effettivo alle 21.00 (!), location quantomeno curiosa, se non inadeguata) il trittico Sky Larkin + Lovvers + Los Campesinos! è stato lo stesso devastante.
Il Piper é un locale storico di Roma che negli ultimi dieci anni ha ospitato per lo più orde di ragazzini brufolosi in cerca di house, techno e limoni selvaggi. Lo si vede dai divanetti in pelle nera, l'ambiente enorme, le terrazze e le piattaforme laccate di bianco in cui quella manciata di indiekids si è persa per tre ore buone.
Appena il tempo di entrare in sala e guardarmi in giro, e già percepisco le buone vibrazioni della serata. L'età media si aggirava sui 19 (che per i concerti romani è una pericolosa anomalia), un sacco di pischellini con i cheap mondays si baciavano a occhi chiusi e c'era un tizio con la maglietta dei Fanfarlo (!!!). Figo.
Il palco è circa a due metri d'altezza dalla pista, separato da un gradone intermedio. Faccio per preoccuparmi della distanza quando iniziano a suonare gli Sky Larkin. Tre ragazzini con un'energia francamente invidiabile che suonano le loro canzoncine rock e sorridono di default, così, solo perché ci sono. Dopo un paio di pezzi ci invitano a salire sul gradone che ci separava, e così ci mettiamo sotto di loro a sorridere assieme. Le casse erano dopo di noi e come conseguenza non sentivamo praticamente niente se non un flusso indistinto di basso e batteria da farci sanguinare le orecchie, ma in compenso potevamo slacciargli le scarpe mentre cantavano.
Seguivano subito dopo i Lovvers, irrimediabilmente sbronzissimi. Eravamo sempre di più sul gradone e si iniziava a ballare, ché i Lovvers sono capaci di svuotarti in testa secchiate di adrenalina sotto forma di canzoni e urla da un minuto e mezzo. Il cantante ha cercato di uccidermi facendo crowd surfing sulle venti persone della pedana, alla fine è caduto anche da lì e si è ritrovato sulla pista vuota da solo, urlando sudando e contorcendosi come un indemoniato, ma soprattutto mettendoci circa due minuti ad accorgersi che nel frattempo gli si era staccato il microfono.
Finiscono anche i Lovvers e già siamo carichissimi. La sala si comincia a popolare un po' di più e arriva finalmente il momento dei Campesinos. Non riusciamo a tenere l'eccitazione e canzone dopo canzone si sentono le scintille nell'aria, ci sentiamo tutti come ad un piccolo grande party segreto e assolutamente improbabile. Gareth, il cantante, assolda Francesca, una ragazza delle prime file, come traduttrice ufficiale per permettere a tutti di capire. Potrà sembrare una stupidaggine ma è stato un gesto di cortesia gentilezza ed umiltà raro. Allora ci dicono di scendere in pista e raggrupparci a coppie, ché quella era una canzone da ballare scatenati e subito dopo lenta da abbracciarsi. Il mio accompagnatore mi aiuta a saltare giù e balliamo come degli sciabolati.
Risaliamo su e ci raccontano di come si dispiacciano della location inadatta, dell'orario e di tutto il resto. Stavano ancora finendo di scusarsi e ringraziare che da un punto indefinito della sala qualcuno urla:

"BUT WE ARE HEREEEE!!"


E da lì è stata la fine.
Si ballava così tanto su quella cavolo di pedana che a un certo punto avevamo seriamente paura di cadere tutti, ma era fantastico sentire sotto i piedi le vibrazioni della gente che si agitava e saltava.
Gareth poi è sceso dal palco ed è saltato giù in pista, noi lo abbiamo seguito e ci siamo messi a ballare tutti attorno, ed eravamo sudati e felici.
I Campesini si guardavano tra di loro ed erano contenti, facevano gli auguri a chi in prima fila compiva vent'anni e si arrampicavano come scimmie sul soffitto del Piper.
Dopo la doppietta You, Me, Dancing! e We Are Beautiful, We are Doomed eravamo distrutti e sapevamo si fosse appena concluso uno dei più bei concerti dell'anno.



> Los Campesinos! - We Are Beautiful, We Are Doomed

giovedì 13 novembre 2008

Il ritorno di Aquella Ilusión, piccola perla pop di Barcellona




Una segnalazione.
E' uscito il nuovo album di Aquella Ilusión. Si chiama "Metereología".
Aquella Ilusión è il progetto solista di Enrique G. Bermejo, un giovane musicista autodidatta di Barcellona.
Le canzoni di Enrique sono delle squisite e commoventi prelibatezze pop e l'intero album è curato e arrangiato veramente bene (trombe, glockenspiel, violini, etc.). Purtroppo per l'ennesima volta Enrique è costretto a ricorrere ad un'autoproduzione. Com'è possibile che nella vivacissima Spagna nessuna etichetta discografica indipendente abbia scommesso due lire, o meglio due euro, su di lui?

Consigliato a chi ama il grande Nick Drake, o per chi ha a cuore il pop spagnolo dei Serpentina, dei Ciudadano e di Pauline en la Playa.

Aggiungo che il video della canzone "Suave" uscito lo scorso anno è una delle cose più graziose e aggraziate che ho avuto modo di vedere l'anno passato. Andatelo a vedere!!!!!!

Indiepopedia

Pare che l'ormai chiacchieratissimo Roque della Cloudberry Records si sia messo in testa un progetto quantomeno ambizioso. Si tratta di un sito simil-wiki che raccoga come un grande archivio tutte le band e le etichette indiepop che abbiano messo due canzoni in fila su questa terra. Ecco il suo messaggio agli indiekids:

Indiepop information on the web is scarce. Most of it is just plain discographies and dull three sentences long biographies. Why not rewrite the history ourselves, as it is? Show that we are a true force without needing to prove to Wikipedia that we exist. Our fanzines are as important as any book out there. We don't need to be in the Indie Charts to know one of our songs was life defining. This is our culture and we don't need those 'popularity' parameters. We are proud to be unpopular. We are proud of our music and scene. We are proud to give it all away.

Let's all work together, Popkids of the World Unite!, and let's make this our reference point for years to come. We can make it happen. This is for all of us. This is our time.

E' bello e ha un ché di incoraggiante, ma ho qualche dubbio che come progetto possa davvero trovare il suo spazio. Siamo tutti troppo impegnati a cercare su qualche sito sudamericano il nuovo album dell'ennesimo gruppo svedese che ci scioglierà il cuore, per poterci fermare un attimo e farci anche una schedia wiki sopra.
E poi, come giustamente diceva un nostro socio

Il fatto di non trovare informazioni sulle band che idolatriamo, o trovarle frammentarie, o dover essere alle dipendenze di un sito sgangherato come indiepop.it ha un che di magico


E voi che ne pensate?

> Indiepopedia.com

martedì 11 novembre 2008

Would-be-Goods


Qualche giorno fa sul sito della Matinée é uscito un comunicato stampa da commuoversi: un nuovo disco dei Would-be-Goods.
Tanti anni fa inciampai sul loro The Camera Loves Me, datato 1988, e me ne innamorai perdutamente. E' quel pop troppo educato e composto e soprattutto elegante per essere catalogato C86, anche se gli anni erano quelli e gli ascolti pure. La perfezione dei ritornelli a metà tra bossa rockabilly e pop anni 50, il sound impolverato, quella voce femminile con una pronuncia severa mi fecero impazzire, e ancora oggi capita qualche volta che la domenica non riesca ad alzarmi senza ascoltare almeno una volta Cecil Beaton Scrapbook.
Il nuovo album si chiama Eventyr ed é uscito per Matinée il 28 Ottobre. Ci sono già un paio di tracce nuove ascoltabili sul myspace, e mi sembra che la mira al cuore di Jessica Griffin e soci sia sempre perfetta.

> Would-be-Goods - Sad Stories
> Would-be-Goods - Intervista su Indiepop.it

lunedì 10 novembre 2008

Hari and Aino


Dopo l'album di debutto di qualche mese fa (su Plastilina Rec) i cari Hari And Aino si preparano a scrivere il loro secondo lavoro, e intanto lasciano uscire così, en passant, un grazioso 7'' per Cloudberry. Se lo scorso disco aveva una copertina che lasciava quantomeno a desiderare, stavolta invece non c'è da lamentarsi. Civette e casette come piace a noi, e un indiepop fresco e delicato as usual.

> Hari And Aino - A Considerate Kind Of Home

sabato 8 novembre 2008

Indiepop, mon amour! (pt. 5)

Oggi "Indiepop, mon amour" si occuperà dell'eredità enorme lasciata da Serge Gainsbourg al pop francese.
Senza Gainsbourg probabilmente non esisterebbe il pop francese così com'è adesso. Né in ambito commerciale né in un contesto più "indie". Infatti, alcuni elementi del pop "gainsbourghiano" sono presenti spessissimo nel pop francese contemporaneo: alternanze di voci maschili e voci femminili (in un dialogo di tipo sentimentale), voci cantate sussurrate, giri di basso magnetici, giri pop ma "dispari".
E, allora, come sono questi allievi di Gainsbourg? Beh, il Maestro non l'hanno superato di sicuro. Anzi, a dire il vero, solo pochi artisti francesi hanno saputo assimilare la lezione di Gainsbourg per creare qualcosa di carino e originale.
Benjamin Biolay
per esempio è bravo e stilisticamente perfetto, ma talvolta è così "gainsbourghiano" che dà quasi ai nervi.
Gli Air e Sébastien Tellier attingono a mani basse dal "Maestro Serge" ma con molta discrezione e tanta classe.
E così potremmo parlare di molti altri validi discepoli francesi di Gainsbourg, ad esempio Jérome Attal o Pierre Bondu.
Ma oggi ci focalizzeremo su due in particolare: Miossec e Vincent Delerm (fresco di nuovo album!). La cosa incredibile è che entrambi sono artisti "indie" amatissimi e ultranoti in Francia. In Italia però sono dei perfetti sconosciuti. Allora, andiamoli a conoscere un po' anche noi.

Miossec: Christophe Miossec, o più semplicemente Miossec, bretone di Brest. Attivo dai primi anni '90, è diventato sin dagli esordi molto noto in Francia. Anche per il suo essere così veracemente artista maudit, fumatore incallito e bevitore incontrollato. Le sue canzoni pop-rock acustiche si basano su melodie struggenti e enfatiche, anche se ad essere onesti si assomigliano molto tra loro. Tutte incentrate su un cantato-parlato intenso condite di testi autobiografici e poetici. Miossec, insieme a Dominique A, ha contribuito a immettere la lingua francese nella musica indie di stampo anglosassone.
Album consigliato: A prendre (PIAS, 1998)

> Miossec - Le chien mouillé - en silence (video)


Vincent Delerm: Figlio di un famoso scrittore francese (Philippe Delerm). Nato nel 1976. Borghese e colto (Lettere Moderne all'università, esperienze teatrali, studi classici di pianoforte). Insomma, il tipico bobo (contrazione di bourgeois bohemien, quello che in Italia verrebbe chiamato radical chic di sinistra). A livello musicale non si discute. Il suo french-pop classico e orchestrale è commovente. I suoi quattro album (l'ultimo è appena uscito) sono tutti di rara bellezza. I suoi testi sono raffinati e pieni zeppi di citazioni intellettuali di stampo letterario (Modiano, Bukowski e Colette), cinematografico (Rosanna Arquette, Hitchkock, Truffaut e Fellini), musicale (Veruca Salt et Frank Black, Gustav Mahler, Duran Duran, Cure, Joy Division, Haendel) e sportivo (Steffi Graf, Michel Platini, Sergi Bruguera).
Antipatico ma troppo emozionante.
Album consigliato: Kensigton Square (Tot ou Tard, 2004)

> Vincent Delerm - Un temps pour tout (video del nuovo album!!!!)

martedì 4 novembre 2008

Cloudberry VS Trattoria VS Zonda VS Geeks VS Noi


Lo ammettiamo, il pensierino di un'intervista alla mente della Cloudberry Records era venuta anche a noi, soprattutto dopo quella a Luìs della Elefant. Ma mai come questa volta possiamo dirci contenti che qualcun altro sia arrivato prima di noi!
Siamo lieti di comunicarvi infatti che il caro Zonda ha aperto un 'bloggone' -come lo chiama lui. Si chiama SleepWalking ed è pieno zeppo di contenuti davvero succosi: alla già citata intervista a Roque della Cloudberry, c'è da aggiungerne un'altra a Jörgen Wärnström dei Cloudberry Jam che scopriamo essere la band dalla quale l'etichetta americana prende il nome. E ancora recensioni delle ultime novità indiepop e review di concerti. Cosa chiedere di più?
Naturalmente una trasmissione radio in cui si parli di tutto questo :)
E allora beccatevi l'ultima puntata di Geeks durante la quale i nostri eroi si sono combattuti a suon di 7'' e memorabilia, per ripercorrere passo passo la storia della giovanissima Cloudberry e della storica Trattoria Records.

P.s.
Io ero piccola ma mi ricordo ancora i fantastici dischi di Kahimi Karie o i nastroni Trattoria. Ragion per cui TRATTORIA vince CLOUDBERRY 1 A 0!


> Kahimi Karie - Candyman (video)
> Cloudberry Jam - I Take You Where You Wanna Go (video)


lunedì 3 novembre 2008

Procurarsi Fou



I Fou - sei persone che nella loro storia musicale hanno ascoltato un po' troppo gli Scisma e i primi Baustelle - sono un gruppo di Milano e anche il primo disco, Procurarsi Guanxì, sa di Milano fino al midollo. Nei suoni, nell'ambientazione, nelle parole.
Se, ascoltandoli, si prova a chiudere gli occhi ci si ritrova a camminare nel quartiere isola, mangiando kebab, tra aperitivi, Porta Ticinese. Speriamo che non straripino i canali (mediatici), facendo affogare in smaccati complimenti questo promettente gruppo, che - noi di frigopop! lo sentiamo dentro - ha ancora tanto da dare e migliorare.
Il disco, che esce su Novunque, contiene bellissime tracce - per citarne alcune: Mivar e Cosa fai! - il tutto condito con questa ormai classica, non più velata, nostalgia dell'indie pop italico.

Da ascoltare preferibilmente: Quando, durante un brunch, dopo un assaggio di formaggio di troppo, si finisce a parlare dei nostri costosi hobby feticisti e dell'ultimo negozio di dischi del centro.

sabato 1 novembre 2008

I Love Is All, i Baustelle e Halloween


Di Halloween non ce n'è mai fregato niente, ok.
Ma se a mascherarsi come degli imbecilli sono i Love Is All allora va benissimo. La notizia, riportata ormai ovunque, è che i nostri urlatori svedesi preferiti abbiano girato una serie di video assolutamente fatti in casa in cui cantano allegramente le canzoni del loro ultimo A Hundred Things Keep Me Up At Night, album che da queste parti ci stiamo godendo parecchio.
Li trovate ovunque, ma (grazie alla Fagotta) possiamo riportare comodamente una ricapitolazione delle puntate: 1 2 3 4 oppure sul loro canale youtube (qui)

Vi lascio qui sotto il video di uno dei miei pezzi preferiti, Rumours




Poi, volevo resistere ed esimermi dal farlo, ma non ce la faccio.
Ascoltate Whishing Well dei Love Is All, e poi cantateci sopra il ritornello di Charlie Fa Surf.
SORPREEEESA!

> Love Is All - Whishing Well (video, in spiaggia a Ravenna)
> Baustelle - Charlie Fa Surf (video, su AllMusic)