mercoledì 24 dicembre 2008

Djset fai-da-te


Il Party Nataloso si avvicina e noi stiamo già lucidando le nostre scarpette da ballo!

Per il 26 Dicembre abbiamo in serbo una bella sorpresa. Un'edizione tutta speciale del nostro djset "A Roma non si balla". Questa volta non ci sarà nessun ospite, solo noi, le ragazze del Frigo alla consolle del Mads per passare proprio le canzoni che vorreste ballare...

Come facciamo a saperlo? Semplice, perché potete darci direttamente voi le tracce! Insomma mettiamo dischi su ordinazione!! Quindi scriveteci alla nostra e-mail o lasciate un commento sul blog e noi con le nostre belle cuffiette esaudiremo ogni vostro desiderio.

Allora, siete pronti per il A Roma Non Si Balla DjSet Fai-da-te edition?



lunedì 22 dicembre 2008

FRIGOPOP! PARTY! (OH YEAH!)



Non siamo state abbastanza solerti da raccontarvi come andò la nostra festa di Novembre, shame on us. Aspettavamo foto ritardatarie e soffocavamo tra gli impegni ed ecco che è arrivato (e finito) Dicembre. Pazienza!
Vi basti sapere che è stata una festa fighissima, c'era un mucchio di gente, i gruppi sono stati fantastici, ci siamo divertiti tutti e abbiamo ballato fino a tardi riempendo la pista del MADS (seguirà report fotografico a breve, promesso).
Per Natale abbiamo giustamente deciso di piazzare lì la tripletta.
E così siamo contente di annunciarvi che questo mese ci faranno compagnia i fantasmagorici Vancouver col loro pop scioglicuore, e i primi ospiti internazionali del frigo: i Montevideo e i Salieri. Due gruppi spagnoli che porteranno una ventata di indiepop caliente nel gelo notturno di S. Lorenzo.

Però per Natale non potevamo presentarci così, a mani vuote. Quindi ecco che abbiamo deciso di farcire il nostro appuntamento mensile con qualcosa di nuovo:

La gara di limoni sotto il vischio, che è stata una tradizione troppo a lungo dimenticata (e vabé, vogliamo trovare qualcuno da sbaciucchiare, lo ammettiamo)
La pesca del regalo inutile e il Dj-set fai da te (che spiegheremo meglio nei prossimi giorni).

Ci sembra francamente una cosa a cui non si può mancare, quindi non ve lo diciamo neanche.

Siateci.

domenica 21 dicembre 2008

Nastrone D'Inverno!


Potevamo lasciarvi senza le nostre deliziose selezioni indiepop ora che il freddo più freddo sta arrivando?
Puntuale col solstizio d'inverno arriva anche il Nastrone di Frigopop! per la stagione invernale, l'ultimo che seguirà un ordine climatico.
Ci abbiamo messo dentro un po' di tutto, speriamo vi riscaldi mentre aspettate l'autobus al gelo della fermata o quando vi preparate il te' il pomeriggio.
A voi!

1. Belle & Sebastian - Fox In The Snow
2. Erik Hallden - If I Ever Get Married
3. Baustelle - La Settimana Bianca
4. Alt-Ctrl-Sleep - Take Care
5. Shout Out Louds - Blue Headlights
6. I Cosi - La Neve A Milano
7. Love Is All - A More Uncertain Future
8. Action Biker - A Fight
9. El Perro Del Mar - Somebody's Baby
10. Little Joy - Play The Part
11. Sic Alps - Sing Song Waitress
12. A Classic Education - We Can Always Run To Hawaii




SCARICA!

sabato 20 dicembre 2008

Belle & Sebastian Contest

Lo sapevate, si, che si può creare la copertina delle nuove BBC Sessions?


Il premio?


10 finalists will get the entire B&S Matador catalog on CD

1 Grand Prize winner will have their artwork made into the official front cover image on a limited number of BBC Session CDs that will be sold during Record Store Day on April 19, 2009.


Non so voi, ma io ho già fatto qualche tentativo:


> Belle & Sebastian - Lazy Contest For Not So Lazy Lazy Fans

Let's Wrestle: come si fa a non amarli?


Vagavo sul tubo qualche giorno fa e inciampo in questa versione acustica di I Won't Lie To You. Nel letto, cappello di lana in testa, brufoli in vista, lattina di birra sullo scaffale e poster del fegato dietro. Dio Mio! Li amo!



Suoneranno a Londra con i nostri bolognesi A Classic Education il 13 Febbraio (e i Crystal Slits, ok). Non so voi ma io ci vado.
Nel caso non vogliate dare soldi alla Ryanair non disperate: scambiando due chiacchere con il loro agente qualche tempo fa durante il concerto dei Pete & The Pirates, è uscito fuori che comunque nel 2009 questi tre sciabolati saranno in Italia.
YUPPIE!

> Let's Wrestle - I Won't Lie To You

venerdì 19 dicembre 2008

Idee regalo

Il Natale è ormai alle porte. E' giunto il momento di ammucchiare pacchetti su pacchetti sotto l'albero. Ogni anno, però, compare lo stesso dilemma: cosa mettere dentro questi pacchetti?
Beh, eccomi qua, la vostra personal shopper, pronta a darvi un paio di dritte.

Potreste andare sullo shop di Pippola e acquistare il fantastico 45 giri dei Fitness Forever, Vacanze a settembre! In edizione limitata, con tanto di poster creato dalla nostra P'Anna, questo oggettino farà contenti molti dei vostri amici indiepop!


Per i più pigri ci pensa -elettronoir-, che ha trovato un modo per risolvere i vostri problemi natalizi dandovi la possibilità di regalare ai vostri amici il loro ultimo LP, Non un passo indietro.
Come fare? E' tutto spiegato qui.



>Lo shop di Pippola

>Lo shop di -elettronoir-

giovedì 18 dicembre 2008

FRIGO(POP!)CAST #2

Questa volta le vostre ciliegine preferite si sono ritrovate sul solito salotto della nonna cimentandosi nell'antica arte dell'indiepop.
Chi ci scrittura?
Cerchiamo un'etichetta, e che paghi bene.

Altro che Pipettes.


mercoledì 17 dicembre 2008

Un Natale con Skatterbrain


Il Christmas Mix di Skatterbrain, nell'attesa che arrivi un certo nastrone...

> scarica Jangle Bells: An Indiepop Christmas (Skatterbrain Christmas Mix)

martedì 16 dicembre 2008

E' arrivato Babbo Polaroid (si, ancora)


... e come se non bastasse, dopo la fantastica compila natalizia, arriva con una chicchetta che noi da queste parti gli saremo riconoscenti a vita.

E' riuscito a farsi scrivere una canzone da Julian Nation (ne abbiamo parlato in passato, qui). Tutta per lui, per noi, per la compila di Natale di Polaroid.
E' stupenda, mesta e romantica, e la voce sempre più matura e charmant. Il suo talento compositivo non delude e ci fa scalciare d'impazienza per un nuovo disco.

Non servono altri commenti, se non

"Julian Nation esci con me, ti prego"

> Julian Nation - Xeroxed Diary Entries Fanzine, or St. Lucy's Day in Montreal

lunedì 15 dicembre 2008

Il Super Classificone di Frigopop!



Dovunque oramai si respira aria di classifiche, e noi di frigo non potevamo decisamente mancare all'appello. Il nostro però è un classificone un po' anomalo, è disordinato e incasinato, non riesce a essere serio per più di una riga. Come noi, praticamente.

L'unica cosa che ci sentiamo di dirvi è che questi sono davvero, in un ordine un po' strambo, i migliori dischi indiepop del duemilaeotto.

A voi.



> Love is who you think about during sad songs (aka. le migliori canzoni scioglicuore)

1) Toothpaste Kisses - The Maccabees
2) Hold Me in Your Hands Tonight - Jeremy Jay
3) Come Saturday - The Pains Of Being Pure At Heart

> You! Me! Dancing! (aka. le migliori canzoni da ballare selvaggiamente)

1) Love Without Lies - Comet Gain
2) qualsiasi cosa dei Love Is All
3) Let's Wrestle - Let's Wrestle

> Senza Fine (aka. le canzoni che vorresti non finissero mai)

1) Somebody's Baby - El Perro Del Mar
2) Take Care - Alt-Ctrl-Sleep
3) Mirror Ball - Crayon Fields

> Spegni la luce che mi spoglio (aka i migliori dischi della buona notte)

1) Alt-Ctrl-sleep - s/t
2) Jeremy Jay - A Place Where We Could Go
3) El Perro Del Mar - From The Valley To The Stars


> Oggi è un giorno di sole, niente mi può fare male (aka i migliori dischi del buon giorno)

1) Little Joy - s/t
2) Tahiti 80 - Activity Center
3) Le Man Avec Les Lunettes - Plaskaplaskabombelibom

> Disco coquette (aka i migliori dischi stupidini e sbarazzini)

1) She & Him - s/t
2) Il Genio - s/t
3) Mange-Tout - Teatime With Mister Who

> La pronuncia non è tutto (aka. il miglior disco di indiepop italiano)

1) Chewingum - La seconda cosa da andare
2) Le Man Avec Les Lunettes - Plaskaplaskabombelibom
3) Tiger Tiger! - 11 p.m.

> Siamo belli, siamo tenebrosi (aka. il miglior disco di italian melancholy)

1) A Classic Education - First EP
2) Vancouver - Even Our Winters Are Summers
3) Scarlets - s/t ep

> Famolo hipster (aka. miglior gruppo con la parola "crystal" nel nome)

1) Crystal Moustache
2) Crystal Slits
3) Crystal Fighters

> Eravamo capaci pure noi (aka. il miglior disco con ukulele)

1) Dent May & His Magnificent Ukulele - The Goodfeeling Music Of Dent May & His Magnificent Ukulele
2) Allo, darlin' - Henry Rollins Don't Dance
3) The Gentlemen's Agreement - Let Me Be A Child

> We love shoegaze, and tintobrass (aka. il miglior disco con talmente tanti riverberi che ti verrebbe da metterci la testa in mezzo come a un paio di tette)

1) The Pains Of Being Pure At Heart - Everything With You 7'' single
2) Vivian Girls - s/t
3) Crystal Slits - Alight Of Night

> Storti come la torre di Pisa (aka. le migliori canzoni da hang over, alla ricerca di un cornetto)

1) Collapsing At Your Doorstep - Air France
2) Closing Scene - Radio Dept.
3) Parker Lewis - Cezanne

> "Si, è carino ma.." (aka. il miglior disco che dimenticheranno tutti nelle classifiche di fine anno)

1) The Lodger - Life Is Sweet
2) The School - Let It Sleep EP
3) Jim Noir - s/t

> L'acquolina in bocca (aka. il migliore ep/canzone in attesa dell'album)

1) Julian Nation - Linda Linda
2) Dente - Le cose che contano EP
3) Those Dancing Days - Home Sweet Home

> The Good Old Days (aka il miglior disco che "era meglio prima")

1) Of Montreal - Skeletal Lamping
2) Adam Green - Six & Sevens
3) per fortuna non ce n'è un terzo

> Uomo POP 2008 (tre non bastavano, votazioni aperte)

1) Pelle Carlberg - The Lilac Time
2) Tafra - Why Even Bother
3) Jeremy Jay - A Place Where We Could Go
4) Parker Lewis -s/t
5) Erik Hallden - If I Ever Get Married Ep

> Ci piace random (aka. tutti quelli che non siamo riusciti ad inserire in categorie ma che comunque sono dei gran bei dischi)

1) Los Campesinos! - Hold On Now, Youngster + We Are Beautiful We Are Doomed
2) Envelopes - Here Comes The Wind
3) Lucksmiths - First Frost
4) Vampire Weekend - s/t




MIGLIOR DISCO POP 2008


AMEN.

domenica 14 dicembre 2008

E' arrivato, è arrivato!


OH OH OH! E' arrivato Babbo Polaroid!

Stavamo facendo il conto alla rovescia, cercavamo di indovinare le tracce spiando qua e là, ma finalmente l'attesa è finita.
E' disponibile al download la meravigliosa compila annuale A Polaroid for Christmas, curata dal nostro carissimo Enzo di Polaroidblog, con dentro il meglio del meglio dell'indiepop italiano (e non solo).
La cosa stupenda è che sono tutte canzoni scritte appositamente per il nastrone. Non è fantastico?

Qui sotto la tracklist in download libero:

1) Parker Lewis and Friends - Have Yourself a Merry Little Christmas
2) Bassoon's Ex-Lovers - Mr. E. Is Coming to Town
3) Death in Donut Plains - Small Town Girl (Christmas Carol version) - (Good Shoes cover)
4) Denise - Din Don
5) The Calorifer is very Hot! - Hole Wright! They All Write
6) Heike Has The Giggles - All I Want For Christmas Is You - (Mariah Carey cover)
7) Wolther Goes Stranger - Kiss Me (Under the Mistletoe) - (Wave Pictures cover)
8) His Clancyness - This Xmas No Trees Just Soul
9) Fare Soldi - Ultrameganatale (magica armonia)
10) Soda Fountain Rag - The Christmas Where It Ends
11) The Clever Square - Have A Nice Christmas, I Hope You Die
12) Tiger Tiger! - Sing To Me
13) Chewingum -Afterhours - (Velvet Undergound cover)


Ora sì che è natale.

Indiepop, mon amour! (pt.9)

Intervista a Denis Zorgniotti - 2ª parte

Continuo dell'intervista a Denis Zorgniotti speaker-dj parigino della trasmissione NEXT - Le magazine des labels indépendants su Télérama Radio.
Qui troverete la prima parte dell'intervista (pubblicata nella puntata scorsa di Indiepop, mon amour).

Che cosa ne pensi di tutto il filone musicale francese, molto seguito in Francia, legato maggiormente alla musica popolare che è esploso sulla scia di Mano Negra, Negresses Vertes, Têtes Raides e Louise Attaque? E quindi di gruppi come Les Ogres de Barback o Les Hurlements de Léo? Credi che in qualche modo siano legati al mondo indie o appartengano a tutt’altro tipo di pubblico e ascoltatori?
Direi sì e no. Tutti gli artisti che citi hanno fatto i loro primi passi nel circuito indie. Ma a livello di genere musicale, si rifanno in maniera fortissima al filone tipicamente francese della “chanson réaliste” e della “culture fanfare”. Dunque un genere non molto “indie” nel senso anglosassone del termine. Per esempio i Négresses Vertes, che hanno avuto un notevole successo in Inghilterra, erano catalogati laggiù come “french world music”. Inoltre, i gruppi di questo genere hanno avuto in fin dei conti molto successo in Francia, come i Louise Attaque che hanno venduto due milioni di dischi del loro primo album o i Têtes Raides i cui album vendono 400.000 copie ognuno, il tutto restando legati a un’etichetta indipendente. Può essere che riescano ad arrivare veramente al grande pubblico perché fanno una musica “festive” e questo è una cosa che piace molto. Per molti, infatti, sono l’alternativa alla “musica commerciale” francese. C’è un gruppo in fin dei conti che non appartiene a questo filone - e che tu non hai citato – che sono i Noir Désir. Il gruppo ha avuto la chance di aver firmato per una major alla fine degli anni ’80, ha sempre cantato in francese, ha sempre venduto bene (200.000 copie del primo album fino ad arrivare ai due milioni di copie dell’ultimo) ma musicalmente parlando è stato sempre intransigente. I Noir Desir fanno del rock alla Gun Club.
Per un veterano della musica indipendente come te fenomeni come l’enorme successo di Air, Phoenix, Yann Tiersen e Sébastien Tellier (famosissimi in tutto il mondo) e di Miossec, Dominique A e Barbara Carlotti (noti invece soprattutto in Francia) - artisti che, bene o male, sono tutti accostati a un certo mondo indipendente - sono stati un elemento positivo alla crescita della musica indie in Francia?
Sì, decisamente sì. Ma per due ragioni diverse. Da un lato, come ho già detto prima, Dominique A, e in una misura minore Miossec, hanno dato prova che si poteva utilizzare la lingua francese pur essendo fan dell’indie-rock. Dall’altro gruppi come Air, Daft Punk, Phoenix hanno mostrato ai francesi che era possibile avere successo all’estero. Per molti gruppi che cantavano in inglese questo è stato un fattore di sblocco. E’ il caso di Sébastien Tellier, dei Tahiti 80, degli Orwell e dei Rinôçérôse… Inoltre il grande pubblico che vedeva fino a poco prima gli artisti pop-rock francesi come delle pallide copie di modelli stranieri ha dovuto ricredersi. In generale quando i gruppi di un Paese hanno successo questo fa venire voglia ai giovani connazionali di mettere su una propria band.
Un altro argomento di cui volevo parlare con te: l’attenzione in Francia per la tutela e la promozione della musica nazionale (del tutto assenti in Italia). Ad esempio c’è una legge francese che obbliga le radio a passare almeno il 70% di musica francese. Pensi che queste norme possano essere utili a far emergere anche la musica indipendente nazionale o, al contrario, queste favoriscano soprattutto la musica francese “spazzatura” e di bassa qualità?
Innanzitutto la percentuale a cui tu ti riferisci non è del 70% ma del 40%. Che di per sé non sarebbe neanche male. Ma questo 40% si riferisce non alla musica francese ma alla musica francofona, ovvero cantata “in francese”, e allora questo cambia di molto la faccenda. E’ una cosa tipicamente francese quello di realizzare una Politica Culturale e di definire delle quote. Avviene lo stesso nel campo cinematografico… E se, a livello di principio, è rispettabile, nei fatti questo ha degli effetti perversi. La legge a cui ti riferivi ha favorito il rap (la Francia è il secondo mercato mondiale in ambito rap) ma nient’affatto il pop o il rock. Inoltre ha relegato in un ghetto tutti gli artisti francesi che si esprimono in inglese. Risultato, le major si legano prevalentemente e quasi esclusivamente agli artisti che cantano in francese. Questo è il criterio principale, prima del talento. E questo avviene anche se l’artista è un mero clone francofono di un artista americano. Ad esempio Superbus non è che la versione francese di Avril Lavigne! Una volta ho intervistato un gruppo, i Jack The Ripper, i quali mi hanno spiegato che per il loro primo album autoprodotto un’etichetta gli aveva detto “Il vostro album ci piace moltissimo. Tornate qui con lo stesso album, ma cantato in francese, e ve lo pubblichiamo di corsa”. Il cantante del gruppo mi ha detto che è come chiedere a Picasso di mettere del verde al posto del blu durante il suo Periodo blu. Non è giusto andare a toccare e condizionare il momento creativo. Personalmente questo mi urta. Le cose tendono, però, a evolversi: da quando Syd Matters appariva come un’eccezione vendendo 25.000 copie del suo album, recentemente altri artisti “anglofoni” hanno fatto il botto: Aaron, doppio disco d’oro, e i The Dø o i Moriarty che cominciano a diventare importanti.
Com’è cambiata e come sta cambiando la musica indipendente in Francia dopo la diffusione di internet, del free-download e soprattutto di Myspace. Quale pensi che siano gli elementi positivi e quelli negativi di questo processo rivoluzionario e inarrestabile?
La Francia è sempre un po’ reticente alle novità. Riguardo a Internet, le major non hanno mai smesso di ripetere di come internet fosse la sola causa del calo delle vendite di dischi. Un capro espiatorio che permette alle label di non mettere in discussione la politica basata esclusivamente sul marketing (c’è tutta una parte di pubblico che non si ritrova nella musica modello “fotocopia”, l’unica promossa dai grandi media). In compenso, per i gruppi indie internet è visto come una chance per fare ascoltare la loro musica in Francia e all’estero. L’anno scorso ho partecipato a una tavola rotonda su myspace; uno dei partecipanti spiegava come 80.000 gruppi su 800.000 presenti su myspace fossero francesi. Ci si potrebbe rallegrare di questo numero incredibile di gruppi francesi che ci mostra la vitalità della scena francese (anche se molti di loro non sono affatto dei “talenti” e sono in tanti a sognare innanzitutto il loro quarto d’ora di gloria narcisistica cara ad Andy Warhol). Allo stesso tempo questo testimonia che per i nuovi artisti le vie tradizionali sembrano bloccate. Eccessiva cautela da parte delle grandi case discografiche, grandi media con i paraocchi, difficoltà a fare concerti… Myspace è visto come il nuovo messia. Ma per alcuni che “ce la fanno”, quanti altri invece restano delusi!
In conclusione, prova a consigliare a un lettore di Frigopop, che di musica indipendente francese sa veramente poco o niente, qualche artista indipendente francese indispensabile.
Per chi capisce il francese, torno ancora a parlare di Dominique A : un modello assoluto di coerenza, dotato di uno stile personale e di una capacità di scrittura pari solo a Léo Ferré. Altrimenti posso suggerire gli Autour de Lucie, il gruppo da cui proviene Valérie Leuillot, che grazie alle loro melodie delicate e alle chitarre pulite rappresentano una facile via d’accesso al pop indipendente francese. Sennò potrei consigliare i Jack The Ripper, un gruppo che si distingue del tutto dagli altri, tra il cabaret tedesco e il pop dandy britannico, con un cantante allucinante e allucinato. E per concludere direi i Landscape, un gruppo post-rock alla Radiohead e Sigur Ros che ha invitato sul suo ultimo album Syd Matters, Arman Melies, i Carp, gli Overhead, tra i migliori artisti della scena indie francese. In breve, in un solo album un piccolo “the best of the indie made in France”.
Aggiungi qualsiasi altra cosa, dedicata a dei lettori italiani.
Ho giusto un piccolo rimpianto. Credo che Italia e Francia abbiano molti punti in comune a livello di gusti, di sensibilità. E non dico questo perché i miei nonni erano italiani. Ma, allo stato attuale, i canali di scambio tra i due Paesi sono esili. Il cantante degli Ulan Bator, un gruppo francese di culto, vive in Italia, così come, di recente, delle agenzie di booking francesi hanno portato a Parigi dei gruppi italiani (questo mi ha permesso di scoprire gli Action Dead Mouse e i Port-Royal)… Non so molto di come ve la passiate in Italia, ma gli scambi con la Francia mi sembrano rari. Quando invece la musica indie spagnola è molto conosciuta in Francia. Non c’è solo il calcio nella vita! In breve, facciamo degli scambi, condividiamo esperienze e si potrà dire che siamo particolarmente fieri dei nostri due Paesi. E per delle buone ragioni.

sabato 13 dicembre 2008

Jeremy Jay


Non ricordo di averne mai parlato su Frigopop! fino ad ora, ma Jeremy Jay quest'anno ha occupato grande parte dei miei ascolti con il suo album di debutto A Place Where We Could Go. Tralasciando il fatto che sia un ragazzo estremamente affascinante (e questo lo vedete da voi), ciò che mi ha colpito è stata senza dubbio la nebbiosità del suo pop, il suo avere in sé la reminescenza di tempi passati da ricordare con una voce strascinata, spargendo tutto sopra un'elettronichina incurante di tutto e di tutti. Un disco che alle prime non sai bene come affrontare ma poi si dischiude da sé e allora le notti sono tutte sue, a rigirare ancora e ancora nel lettore.
Il biondochiomato ha scritto poi una delle canzoni più scioglicuore del 2008, Hold Me In Your Arms Tonight che sono riuscita gloriosamente a storpiare con l'ukulele, nonostante tutto il rispetto che ho per lui e per il suo lavoro.
Proprio in questi giorni esce il nuovo singolo con video allegato, Heavenly Creatures, e l'annuncio di un nuovo album il 24 Marzo, che si chiamerà Slow Dance (sempre su K Records).





> Jeremy Jay - Hold Me In Your Arms Tonight
> Jeremy Jay su Polaroidblog
> Altre info sul nuovo album

venerdì 12 dicembre 2008

The Glasses



L'altro giorno mi è arrivata una mail in cui mi si diceva che per rilassarmi e distrarmi dagli impegni dovevo ascoltare i The Glasses. Allora io vi giro l'invito, fatevi un giretto sul myspace e se vi piace quello che sentite, sappiate che sul loro sito c'è l'intero disco scaricabile.

A me ricordano gli Of Montreal ma più mosci e senza il genio di Barnes a mescolare le carte. Comunque un bel gruppo da tenere d'occhio e da ascoltare nelle pause pranzo.

> The Glasses - Paper Airplains

giovedì 11 dicembre 2008

Christene Le Doux


L'inverno si presta più delle altre stagioni ad assecondare la mia passione per la musica folk. Così adesso metto su il disco di Christene Le Doux e nel frattempo mi guardo attorno cercando scatoloni per gli addobbi.

> Christene Le Doux - Dear Mr.President

mercoledì 10 dicembre 2008

Intervista ai Pete & The Pirates!

Il loro Little Death ci aveva fatto ballare parecchio quest'estate. Abbiamo incluso un loro brano (Mr. Understanding) in uno dei nostri ultimi nastroni e insomma, il nostro amore per loro non è mai stato nascosto.
Abbiamo incontrato questi ragazzotti inglesi in un'umida notte al Circolo Degli Artisti e ci hanno raccontato delle loro canzoni e delle band inglesi che stimano, dei Let's Wrestle e naturalmente dei loro frighi.

A voi!

(qui la traduzione in italiano)


First question. Your name is Pete & The Pirates, but who is really pete and who are the pirates?

Well actually there's two Petes and three pirates. Don't be fooled by the name just because it's Pete and The Pirates, there are two Petes in the band but we are all equals

And why did you choose the pirates?

I think it's just based on allitteration and..I don't know, it just came to us one day. It's not like we have a massive love for pirates but we are fond of the whole concept of pirates, and of the fun they have, going around. We don't terrorize people. But they're kind of wild, they run they sail the seven seas, go around the world see a lot of places and people.

This is like the second time you come to Italy in a few months. What's your idea about italian gigs and audience? Is it really different from U.K.?

Yeah, it is. Every time we come here - this is the third time - is a surprise I mean.. we don't have places like this in England, where there is a massive garden outside..nice things.. you get treated really well when you come here. You play to new people you won't play otherwise, which is always good. It seems to be a lot of love and passion for music over here, not there is not in England, but over here it seems so fresher
I think in England there are so many bands, so much live music, that people can become a sort of .. bored!

That's in fact my next question! From a foreign point of view, England is like full of million bands! We'd like you to suggest us some of the coolest band at the moment.

Ehm, the bands that I like are quite small at the moment but eventually big soon...there's a lady called Micachu who's got a band called The Shapes, Micachu and The Shapes.. they're quite amazing, I'm a big fan of hers..
And during our Uk tour there was a band with us called Connan Mockassin.. he's very good, he's talented, unusual..
Of course there are so many bands in England that tend to be a lot straight foward with like..an indierock sound, so people like Connan Mockassin or similar sound very refreshing-

We really like Let's Wrestle..

Oh yeah! That would be my next one, yeah we love them too.

Did you see their last myspace picture? They're like half naked, in a soft porn pose...

Wow! I haven't seen that actually..! We haven't seen them for like a few weeks actually..but we kind of used to play with them almost everyday.

They're very young, right?

Yeah, yeah... 18... around that. They used to be much younger (ridono tutti)

And how old are you?

I'm the youngest, I'm 20
We are all between 24 and 28, but I don't think every two of us have the same age.

So.. is it very easy for U.K. bands to reach a big audience?

I don't know.. I think it depends. I know bands that struggle and work hard to find their audience, but it's about playing music you believe in and you think is good, and then people will find out anyway, 'cos it's so easy to find out new bands. So... I guess if you're really good then it's easy.
- Well no.. it would be nice if it was as easy as that.. I don't know, sometimes in England things are so injust, or maybe unfair.
For example, it happens regularly in history.. if there's a band, let's say Nirvana.. when Nirvana came out there were suddendly all the record labels searching for bands like them. And the same thing happened with Oasis and Blur, and then the Artic Monkeys and the Libertines, a lot of bands came along..

Do you like The Wave Pictures?

Yeah..we like them.. they're so traditional, Dave has an amazing voice, their songs are very interesting...their sound is not so mainstream

You know, their biggest inspiration is Jonathan Richman..

Yeah that's why we like them. They're not just copying the trends, and that's important and that's what we also do, just write the music we like.

There's a song, She Doesn't Belong that is actually a Tap Tap song (il secondo gruppo del cantante, ndf) that you decided to record and include in your album. Why is that? Is it fair?!

Well it is actually his own solo project but we usually all write songs and switch them and many of our songs were written by one of us and then taken to the band, so that came naturally. Then, when he wrote it, it was sort of underground and we really liked it and it fit our band like no other song and we decided to play it!

Last but not least..what's in your fridge?

Well there's always plenty of cheese in my fridge and a lot of yakult, for an healthy digestive system, is what they say in the advert to make you think you're doing something good.
- I think in mine I tend to have a pack of beer, and some.. what's..?
- Eggs?
- No I'm not into eggs anymore..no..Those things I always want..olives! Olives maybe? Yeah, a jar of olives. I tend to eat and put a lot of things in the fridge. Bread, also, it keeps fresh for a long time.. And.. what else there's in my fridge? Cheese and ham! But actually I don't own a fridge anymore, so..
- What about Pete & The Pirates collective fridge? well.. BEER, beer.. then, CIDER. We're big fans of cider.
- Do you get cider in Italy?

Not so much actually...

That's why we had problem finding it here..
Then Coca Cola, and cheese and ham!


lunedì 8 dicembre 2008

Indiepop, mon amour! (pt.8)

Intervista a Denis Zorgniotti - 1ª parte
(per gentile concessione di Indiepop.it)
Per avere un punto di vista autorevole sulla musica indie francese ho contattato un addetto ai lavori transalpino, Denis Zorgniotti. Parigino di origini italiane, Denis è l’inventore, il curatore e lo speaker dj di NEXT - Le magazine des labels indépendants, un’importante trasmissione radiofonica su Télérama Radio, radio che fa capo a Télérama, nota rivista parigina, cartacea e digitale. Da molti anni Denis si confronta con i maggiori esponenti della scena indipendente francese e con le etichette discografiche più rappresentative in Francia. Parliamone allora un po’ con lui.
Innanzitutto, presentati, parlaci brevemente di te: come ti sei avvicinato alla musica indipendente? Qual è il tuo background musicale? Come sei arrivato a trasformare in lavoro la passione e l’interesse per la musica?
Ho abbastanza anni (40 anni) da aver perso la testa per i Cure all’epoca dei loro primi album e da aver conosciuto “da vivi” gli Smiths, i Ride, i Pixies e i My Bloody Valentine. Sono appassionato di musica da sempre, ma mi ci è voluto molto tempo a passare dall’altra parte della barricata e a iniziare a parlare di musica indie, spero, al più grande numero di persone possibile. Nel 2000, con degli amici, ho creato un sito internet dedicato alla musica emergente (un po’ come Vitaminic ma più piccolo e al 100% indie). Da quel momento ho cominciato a scrivere per riviste specializzate e a dar vita a delle trasmissioni radiofoniche. L’ultima delle quali si chiama NEXT…
Parliamo ora della tua trasmissione “Next – Le magazine des labels indépendants”. Da quanti anni esiste? Di che cosa si occupa? Quali generi di musica segue?
NEXT esiste dal 2005, inizialmente in onda solo su Télérama Radio, da poco anche on-line su Asso de Gens Normal, una web radio gestita da appassionati che hanno anche creato una loro etichetta chiamata Les Disques Normal. NEXT è un mio progetto al 100%! Nel corso di questi anni, ho avuto modo di rendermi conto di quanto la scena musicale francese fosse ricca e piena di talento. Il mio intento era parlarne, cosa che purtroppo non fanno i grandi mass-media. Nella mia trasmissione invito gli artisti intervallando l’intervista con brani musicali: prendiamo tutto il tempo per parlare con calma, andando in profondità, oltre le canoniche domande promozionali. Mantenendo un clima leggero. In poche parole, si approfondisce con leggerezza. I miei invitati suonano pop, folk, rock, post-rock, elettronica, e cantano in francese, inglese o fanno anche musica strumentale. NEXT cerca di mettere in evidenza le molteplici e sempre sorprendenti facce della creatività indie. Alcuni artisti ospiti della trasmissione sono campioni di vendite come Dominique A o Kaolin, altri invece sono più di nicchia come gli Immune. L’importante è che abbiano talento.
La musica indie francese, almeno all’orecchio di un ascoltatore italiano come me, sembra come essere intrisa di una profonda “francesità”. Una “francesità” che la rende immediatamente riconoscibile dall’indie anglosassone. E non si tratta solamente di un aspetto puramente linguistico, ovvero il fatto che molti artisti indipendenti transalpini cantino in francese, perché questa “francesità” si ritrova spesso anche in musicisti francesi che si esprimono in inglese (e qui mi vengono in mente oltre ai famosissimi Air o Phoenix, anche gruppi più piccoli come Kid Francescoli, Sébastien Schuller, o Monade).
L’idea che mi sono fatto è che anche negli artisti che si rifanno maggiormente a dei modelli musicali anglofoni sia presente, in fondo, un solido background musicale francese: Serge Gainsbourg o Françoise Hardy, ma anche gli “chansonniers” (Brel, Brassens e Ferré) e addirittura la musica popolare francese. Che ne pensi della mia analisi e che cosa ti viene in mente al riguardo?

Sottoscrivo in grande parte la tua analisi. Certo, alcuni gruppi in un “blind test” potrebbero essere scambiati tranquillamente per inglesi, come ad esempio gli Hushpuppies che hanno un certo successo qui in Francia e che coltivano a fondo il loro lato “mod”. Ma è vero che la “francesità” è fortemente presente nella musica indie francese. Molti gruppi cantano in francese. Molti riescono a unire il nostro patrimonio musicale popolare – chanson réaliste, musette, breton – alla musica più internazionale. Non sono sicuro ad esempio che gli spagnoli riescano a fare lo stesso con il flamenco. Ma è vero che questa “francesità” è ben presente anche negli artisti francesi che si esprimono in inglese. Innanzitutto credo che la “francesità” dipenda dalla naturale predisposizione degli artisti a dare importanza ai loro testi. Infatti, la nostra cultura più che musicale è per sua natura una cultura legata alla forma scritta, al testo. Questo non significa che tutti i musicisti riescano a partorire dei testi geniali! Questo non significa nemmeno che gli anglosassoni non abbiano avuto e continuino a non avere dei grandi “songwriters”: Bob Dylan, Leonard Cohen o più di recente Mark Eitzel…scusate se è poco! In ogni caso, tutto il processo creativo della scena musicale francese è stato marchiato indelebilmente da Serge Gainsbourg e da altri artisti…Gli stessi gli Air o Sébastien Schuller… Tu hai ben ragione a citare anche Françoise Hardy. Quest’altra icona è stata, infatti, percepita come l’antidoto e l’alternativa alle cantanti tradizionali (cantanti dalle “grandi voci”) che proliferavano all’epoca nel varietà francese. E’ stata la dimostrazione che anche con una vocina si poteva veicolare una musicalità bella e dalle dolci armonie. Senza la Hardy sicuramente Valérie Leuillot e Laetitia Sadier (Stereolab, Monade) non avrebbero mai osato cantare. Un ultimo importante punto. La Francia non ha quasi per nulla una tradizione rock. Nella musica, in Francia, tutto è da inventare. D’altronde i gruppi francesi non vivono con il peso di un passato importante da rispettare come gli inglesi. Gli inglesi hanno spesso la tendenza a fare riferimento e a rifarsi ai Beatles, agli Who o agli Smiths. Una cosa quasi da incoscienti. Non è da noi. Ecco perché un artista francese oserà facilmente arricchire la sua musica di jazz, elettronica e di musica world… Non si rivaleggia con i Monumenti del rock. In Francia, si suona la musica come viene, senza doversi necessariamente comparare a chicchessia.
Prova a farci un piccolo excursus storico della musica indipendente francese. Ad esempio la Lithium, etichetta indipendente francese morta ormai da qualche anno, ha costituito un punto di riferimento importantissimo in ambito indipendente negli anni ’90 poiché ha promosso gruppi del calibro di Diabologum, Dominique A o Françoiz Breut. Oltre alla Lithium e ai suoi artisti quali sono state le pietre miliari (a livello di label, gruppi, musicisti) dell’indie francese degli ultimi anni?
A dire il vero la cultura indie francese inizia solo a metà degli anni ’80. Infatti, in questo periodo nascono un movimento alternativo, nuovi artisti, nuove strutture organizzate e nuove etichette come reazione diretta al proliferare in Francia di cloni degli artisti anglosassoni. A livello musicale è un fenomeno tutto francese: c’è chi suona una sorta di punk minimalista (Les Béruriers Noirs), chi un “rock musette” (Les Garçons Bouchers), e chi ancora si dà al rock meticcio (i Mano Negra)… Il tutto su dei testi anarchici. Questo movimento in parte è sopravvissuto, in gran parte, invece, si è fisiologicamente estinto. L’importanza di questo movimento risiede nelle idee di libertà e di emancipazione che ha trasmesso a molte persone. Tu hai citato a ragione la Lithium. Questa etichetta, che oggi non esiste più, ha mostrato come una musica indie, originale e di qualità poteva esistere anche qui da noi. Penso ai Diabologum o a Dominique A che ha riconciliato un’intera generazione di fan dell’indie anglosassone con i testi in francese. Gli ultimi reticenti sono stati convinti da Miossec. A partire dal 2000 le etichette indie francesi sono diventate numerose ma restano fragili: ho l’impressione che non appena un’etichetta chiuda i battenti un’altra prenda subito il suo posto. A livello di etichette ce n’è per tutti i gusti. Per esempio la Tôt ou Tard che promuove la “chanson fraçaise” più ricercata e alla moda (artisti come Vincent Delerm o Jeanne Cherhal che hanno molto successo in Francia); la Active Suspension, etichetta più “électro”; la Third Side, una label più pop che ha fatto uscire il primo album di Syd Matters diventato un modello per molti artisti… C’è un grande numero di etichette e di gruppi folk, alcuni diventati un modello di riferimento come Herman Düne o più di recente Cocoon.

(fine della prima parte, nella prossima puntata troverete la seconda e ultima parte dell'intervista).

venerdì 5 dicembre 2008

Love Without Lies



Amos ne aveva parlato qualche tempo fa, lamentandosi per la lunghezza del lavoro che non lo aveva convinto troppo. A me ha convinto, conquistato e commosso, ma non avevo assolutamente visto questo potentissimo video.


(Via Polaroid)

> Comet Gain - myspace
> Comet Gain - Love Without Lies

giovedì 4 dicembre 2008

The Crayon Fields


Nelle ultime due settimane ho perso la testa dietro questo gruppo di Melbourne, i Crayon Fields.
Un amico mi aveva fatto leggere un articoletto su Pitchfork in cui, tra le altre cose, si diceva che Jens Lekman è un fan di Geoff O'Connor, cantante del gruppo nonché padre del side-project Sly Hat (che tutto è fuori che un mero side project, date un ascolto al myspace e poi mi dite).
Ecco, questo O'Connor ha una voce che è come il latte caldo, timida e caldissima che a tratti sorpassa di gran lunga quella di Stuart Murdoch per grazia e delicatezza, e io ascoltandolo non ho potuto fare a meno che abbandonarmi, distendere il collo e chiudere gli occhi per qualche secondo di pace.
Il loro primo album è uscito nel 2006 e si chiamava Animal Bells, aveva dentro certe marcette sixties e impolverate che forse solo i Camera Obscura, e dei lenti scioglicuore.

Adesso però mi sono letteralmente fissata con Mirror Ball, il primo estratto dal loro prossimo album All the Pleasures in the World in uscita nel 2009 per la Chapter Music.

A parte le influenze 60's, l'incedere cool, rilassato e assieme sexy (praticamente, un corteggiamento) mi ha fulminato la frase del ritornello, che candido seduta stante a più bella del 2009

You are still my mirror ball / I look at you and suddenly / I'm a virgin in a dance hall

> Crayon Fields - Mirror Ball


p.s.
Consigliamo agli appassionati di pop australiano di continuare a seguire le evoluzioni del frigo: tra poco troverete su queste pagine una bellissima rubrica.

mercoledì 3 dicembre 2008

Ma gli amari vanno nel frigo?


Capita a volte che esci la sera e incontri gli Amari. E allora cosa puoi fare, se non chiedergli che cos'hanno nel frigo?


Nel frigo degli Amari se non siamo stati pigri e la sera prima ci siamo messi a cucinare un frico - ora, cos'è un frico? (che non è il frigo)- è un piatto tipico nostro, friulano, è una bomba di patate e formaggi e la ficata è che lo puoi mettere in frigo e riscaldare il giorno dopo, per cui di solito se siamo bravi c'è sempre una mezza caciotta di frico da riscaldare e mangiare. Ebbene si, siamo degli ottimi donnini di casa.

[Bisogna essere sinceri però e dire che a microfono spento Dariella ci aveva detto che hanno solo birra calda]

> Amari - 30 che non ci vediamo (video)

martedì 2 dicembre 2008

The Pains Of Being Pure At Heart Video Première

Non c'è bisogno di parole.

Fantastici!

lunedì 1 dicembre 2008

Ivan Còlon: Despite The Atlantic


Della serie "choose your next pop-folk idol", ecco Ivan Còlon. Californiano, ma con un nome che starebbe bene nel folto centrocampo dell'Inter morattiana ed esterofila di questi ultimi dieci anni. È in giro il suo nuovo EP dal titolo Despite The Atlantic, comunque ben sette tracce di acustica bellezza. Shaker, chitarra in braccio e canzonette sussurrate fanno di Ivan il mio preferito. Almeno oggi.